Ecco come è nato il cappello di paglia di Montappone.

cappello-di-paglia-1Ci sono 2 storie sulla nascita di questa tradizione. Quella che preferisco è, ovviamente, quella fiabesca che vede un contadino omaggiare ad una proncipessa una corona di spighe intrecciate. Il Re, impressionato dalla maestria del ragazzo, decise che quello era l’uomo degno della mano di sua figlia e da quel giorno tutti i cortigiani intrecciarono spighe di grano dalla mattina alla sera….Vabbè, non è credibile lo so. Però la prferisco a quella vera che dice che i marchigiani, popolo di….risparmiatori,  non volendo buttare via nulla decisero di riutilizzare lo scarto del grano intrecciando le spighe. Cosa farne delle trecce, poi, fu un passo successivo…20170629_114412

Sì perchè in questa zona del Fermano veniva piantato un grano particolare: la iervicella, che aveva un gambo lunghissimo ma non produceva molta farina. Come se non bastasse andava mietuto tassativamente a mano perchè il lungo gambo era molto delicato e le macchine lo avrebbero rivinato rendendolo inutilizzabile. Quindi la domanda spontanea fu: escludendo di buttarlo cosa ne facciamo di questo fantastico grano con gambi 20170629_114242lunghissimi??? Le risposte furono molteplici perchè da un lato si aprì la strada all’intrecciatura degli steli ed alla creazione di tutto quello che con queste trecce si poteva fare (cappelli, ceste, ventagli) e dall’altra, con il semplice stelo, prese vita la cannuccia. Sì esatto! la cannuccia per bere perchè era un gambo bucato al suo interno e quindi, trattato a dovere, poteva avere questa funzione.

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Cartello Ufficio Postale

Fu così che nacque il distretto del cappello di Montappone perchè tutti, ma proprio tutti, iniziarono ad intrecciare questi steli in ogni momento della giornata, anche camminando per strada (vd. cartello). Venivano prima separate le varie parti del gambo, la parte più spessa e rigida, quindi meno pregiata, veniva utilizzata per i cappelli delle mondine o per fare le cannucce, mentre la parte più sottile e tenera per l’intrecciatura veniva destinata ai cappelli.

Così, da oltre un secolo, a Montappone la quasi totalità della popolazione è impegnata nella produzione dei cappelli tanto da produrre circa il 70% di tutta la produzione destinata al mercato nazionale ed internazionale. Giganti della moda producono in questi laboratori i loro modelli così da garantire l’elevata qualità della lavorazione.

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Stampi

Oggi, il distretto di Montappone, pur avendo abbandonato la mietitura vera e propria ed avendo iniziato ad importare le trecce già fatte da paesi dove ancora ci si dedica alle grandi coltivazioni, rimane orgogliosamente leader mondiale nella realizzazione dei cappelli di paglia.

Per questo, nel 2015 è ststo inaugurato il Museo del Cappello dove sono conservati dei cimeli dei primi del ‘900 e dove è possibile farsi raccontare come si facevano i cappelli 100 anni fà.

Next post: Come si faceva un cappello ieri.

 

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La prima “industria” del cappello a Montappone

 

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